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lunedì 06 settembre 2010, 00:52:49

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VIOLENZA/DONNE: ELENA PAPPAGALLO, VIOLENZA E AMORE NON STANNO MAI INSIEME PDF Stampa E-mail
(EURODONNA) - Roma, 18 lug 2010 - “La violenza e l'amore non stanno mai insieme”. A dichiararlo, la psicoterapeuta Elena Pappagallo, in un intervento a TG3 Linea Notte, qualche giorno fa, durante una puntata dedicata alle donne vittime di violenza. (T.C./segue)

Di fronte ai recenti dati i quali testimoniano che 6.743.000 donne tra I 16 e I 70 anni sono state vittime di violenza, che il 14,3 per cento ha subito violenza dal partner o dall’ex compagno, che 100 donne vengono uccise ogni anno, e che il 93 per cento non denuncia gli abusi, viene da chiedersi che cosa è che determina la violenza maschile. “Il filo conduttore di tutti questi casi – esordisce Pappagallo davanti alle telecamere di Maurizio Mannoni – sembra essere l’abbandono, la separazione da un rapporto. Però, intanto, potremmo cominciare a renderci conto di quello che non è. Non è amore. Invece, spesso questi episodi vengono descritti come un eccesso d’amore, l’amare troppo porta a queste conseguenza drammatiche. Invece, non sono delitti d’amore”. “Poi – continua la psicoterapeuta – bisogna vedere quanto c’entra una cultura di substrato maschilista e quanto c’entri la malattia mentale”. Perchè “sono dei delitti che escono da qualsiasi normalità di un rapporto uomo-donna: escono dalla lite, escono dale separazioni normali”. Parrebbe allora che nell’incapacità psichica degli uomini di stare dentro a un rapporto con le donne, questi ricorrano alla forza fisica. Ma, spiega Elena Pappagallo, “la forza fisica caratterizza più l’uomo che la donna, però io direi che la cosa interessante sarebbe capire che questi episodi sono la punta dell’iceberg di una violenza nei rapporti interumani che si costruiscono nel tempo”. Dalla nascita in poi. “Sono persone – specifica la dottoressa – disturbate in modo patologico da un punto di vista delle relazioni interumane”. Perchè “la patologia non sta nell’alterazione del comportamento, quello che è alterato in queste situazioni è il rapporto interumano. Sta lì la patologia che può sfociare in comportamenti criminali o delittuosi”, conclude Elena Pappagallo. (T.C.)

 
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